Lunedì, 09 Dicembre 2013 08:16

'L'Aquila città aperta'. Prima puntata: "La gru fantasma"

di 
Ermanno Lisi Ermanno Lisi

Ermanno: "... ormai L'Aquila si è aperta, Ciccò... tu ancora non te ne stai a rende conto, ma L'Aquila si è aperta..."

Pio: "eh..."

Ermanno: "... mo le possibilità saranno miliardarie... perchè io sto... non puoi capì... io capisco che tu stai stanco e dobbiamo trovà una soluzione... io sto a cercà di prendere ste 160 case perché se pigliemo mo, lo te in mano e non te lo tocca nessuno!!... se non lo pigli mo non lo pigli più... oh!!.. tanto questo è l'ultimo passaggio di vita..."

Pio: "è l'ultimo approdo"

Ermanno: "non ne tenemo altri, perché non ci sta più niente.."

Pio: "si"

Ermanno: "dopo sta botta hai finito... o le pigli mo... io lo so che è stressante... che te rompi il cazzo.."

Pio: "o gli pigli mo o non gli pigli più..."

Ermanno: "esatto... ti rompi il cazzo, te rompo il cazzo io... la gente che ci cerca... quello è... però è l'ultima volta Pì... ha avuto il culo... abbiamo avuto il culo..."

Pio: "del terremoto!.." Ermanno: "... di stare in questa... no! sennò mo ci ripigliessero come quelli che stemo a parlà che... semo avuto il culo che, in questo frangente, con tutte ste opere che ci stanno... tu ci sta pure in mezzo... allora, farsele scappà mo è da fessi...".

E' il 30 novembre 2010. Sono le 11:07 del mattino. L'intercettazione ambientale racconta di una conversazione tra Ermanno e Pio. Ermanno è Lisi, allora assessore alle opere pubbliche del Comune dell'Aquila. Pio è Ciccone, un architetto aquilano. E' passato un anno e 7 mesi dal terremoto. E L'Aquila, sottolinea l'assessore, si è aperta: "con tutte ste opere che ci stanno... farsele scappà mo è da fessi...".

L'intercettazione è della Sezione Criminalità Organizzata della Questura dell'Aquila. E' contenuta in una informativa che verrà inviata alla Procura Distretturale agli inizi del giugno 2011. Al centro delle indagini, l'assessore alle Opere pubbliche della Giunta Cialente. Gli inquirenti ipotizzano che Lisi, nonostante l'incarico politico, eserciti una serie di attività nello stesso delicato settore nel quale, come pubblico amministratore, dovrebbe invece tutelare interessi primari della collettività. In che modo? L'attività del geometra Lisi si sostanzierebbe principalmente - scrive la Sco - nel curare le pratiche in materia di ricostruzione post terremoto, unitamente all'architetto Pio Ciccone, con il quale condivide lo studio professionale. In realtà, si legge nell'informativa, l'assessore avrebbe un suo studio, alle porte della città antica. Sfrutterebbe, però, lo studio di Ciccone come sede logistica per l'elaborazione e la progettazione delle pratiche. Per non destare sospetti, vista l'incompatibilità tra il lavoro 'ufficiosamente' svolto ed il ruolo istituzionale che ricopre. L'assessore alle Opere pubbliche seguirebbe personalmente le pratiche della ricostruzione lungo tutto l'iter che va dalla formazione degli aggregati fino alla liquidazione dei contributi e alla esecuzione dei lavori, molti dei quali affidati all'imprenditore edile Carlo Ciotti.

A leggere le intercettazioni telefoniche e ambientali che vi proporremo nella nostra inchiesta, emerge come tra Lisi e questi professionisti, in effetti, intercorressero rapporti quotidiani, sostanziati in incontri abituali e frequenti telefonate. Con Lisi che forniva precise direttive, agevolato dalla conoscenza di alcuni impiegati in settori nevralgici dell'Amministrazione e della filiera. Ipotizzano gli inquirenti, nel giugno 2011, che l'assessore Lisi, in talune situazioni, si sarebbe adoperato per far si che i contributi elargiti dallo Stato per la ricostruzione lievitassero considerevolmente, denunciando in alcune perizie redatte dai collaboratori danni di proposito cagionati, oppure facendo passare edifici fatiscenti o comunque già danneggiati prima del 6 aprile come pratiche del terremoto, al solo scopo di cogliere l'occasione per sfruttare i contributi statali per la loro ricostruzione a vantaggio di persone a lui congeniali, oppure concorrendo nell'attestare artificiosamente il montaggio di gru o recinzioni di cantieri mai realizzati. Altre volte - sostiene la Sco - sarebbe stato lo stesso Lisi a proporre ai suoi clienti delle soluzioni alternative di dubbia legalità per superare ostacoli legislativi. Si fa riferimento, in particolare, alla costruzione di manufatti provvisori, le cosidette 'casette', tornate negli ultimi giorni al centro del dibattito politico. Un vero e proprio business, per Lisi. Almeno, a leggere quanto ipotizzato nell'informativa.

Ermanno: "... lo sai perché tengo paura... però fino ad un certo punto, lo sai perché?..."

Pio: "è..."

Ermanno: "perché sto con la sinistra... e bene o male, penso che la Magistratura... inc [incomprensibile]... c'ha grossi interessi a smuove...".

Il 20 ottobre 2010, Lisi sta parlando a Ciccone della paura per possibili inchieste giudiziarie. E' convinto, però, che dalla sua parte giochi la scelta di stare con la sinistra, che la magistratura - in altre parole - non abbia particolari interessi a perseguirlo.

Un anno e mezzo dopo, il 19 aprile 2012, alla vigilia delle elezioni comunali che sanciranno la rielezione del sindaco Massimo Cialente, Ermanno Lisi rimetterà nelle mani del primo cittadino le sue dimissioni. E' stato raggiunto, infatti, da un avviso di garanzia per concorso morale in riferimento ad un atto relativo alla realizzazione di una piattaforma che avrebbe dovuto ospitare un manufatto temporaneo. "Ritengo - disse Lisi - di essere assolutamente estraneo alla vicenda. Tuttavia, proprio al fine di affrontare, spero in tempi brevissimi, il passaggio con la magistratura, nella quale con serenità ribadisco assoluta e piena fiducia, e, soprattutto, al fine di salvaguardare la mia immagine e quella dell'amministrazione comunale che, in cinque anni, si è distinta per assoluta trasparenza e legalità, ho deciso di rimettere nelle mani del sindaco Massimo Cialente le mie irrevocabili dimissioni da Assessore".

Tra l'altro, Ermanno Lisi era già indagato dalla Procura dell'Aquila per un presunto abuso edilizio. E l’input alle indagini, portate avanti dal Corpo forestale dello Stato della stazione di Tornimparte, era arrivato proprio dall'informativa della Sco della Questura dell'Aquila.

E' passato un anno e otto mesi, da allora. Nel luglio scorso, il Pubblico Ministero Fabio Picuti ha chiesto l'archiviazione del procedimento penale depositato nel giugno 2011. Le imputazioni, infatti, sono state considerate generiche e prive di quegli elementi che le avrebbero rese sostenibili in giudizio, perché basate esclusivamente sull'ascolto di intercettazioni telefoniche e ambientali. Sulla base dell'informativa, comunque, sono stati aperti 17 fascicoli processuali per verificarne gli spunti investigativi. In moltissimi casi si è arrivati ad archiviazione, per altri procedimenti è stato notificato l'Avviso di conclusione delle indagini, per alcuni si è arrivati alla fase dibattimentale. Solo pochissimi fascicoli hanno portato alla richiesta di emissione di un Decreto Penale di Condanna.

L'ultima archiviazione è di qualche settimana fa. Su Il Centro del 6 marzo 2013, il giornalista Giampiero Giancarli scriveva: "Ancora un’inchiesta in qualche modo collegata alla ricostruzione. E anche stavolta tra i sospettati c’è il costruttore Carlo Ciotti indagato insieme a due tecnici, Pio Ciccone ed Ermanno Lisi, ex assessore comunale ai Lavori pubblici. Va subito detto che la Procura ha chiesto l’archiviazione per tutti e tre ma il giudice per le indagini preliminari l’ha bloccata in attesa di chiarimenti che secondo i difensori scagioneranno una volta per tutte i sospettati di truffa". La vicenda, spiegava Giancarli, era scaturita "per via di alcune intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale prossimo all’archiviazione. Nella vicenda erano indagate anche altre persone le cui posizioni sono state già archiviate. I sospetti, ancora tutti da dimostrare, riguardano lavori in un cantiere della ricostruzione che, secondo l’accusa, sarebbero stati certificati ma mai fatti. Il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha ordinato alla Procura il compito di fare delle verifiche al riguardo".

Le intercettazioni - provenienti da un altro procedimento penale prossimo all'archiviazione -, evidentemente, sono quelle di cui NewsTown è entrato in possesso. E raccontano di come Ciotti, Ciccone e Lisi avessero sistemato artificiosamente una gru all'interno di un cantiere edile, senza mai utilizzarla, così da poterla successivamente contabilizzare. Come detto, un mesetto fa anche questo procedimento è stato archiviato.

Ovviamente, non intendiamo in alcun modo entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Non ci interessa. Anche perché, giusto ripeterlo ancora, non è stato riscontrato nulla di penalmente rilevante. Al contrario, vogliamo raccontarvi delle intercettazioni ambientali e telefoniche contenute nell'informativa della 1a Sezione Criminalità Organizzata della Questura dell'Aquila perché delineano lo scarso senso del dovere che l'assessore Lisi ha mostrato per l'istituzione, l'indifferenza con cui ha tentato di rastrellare più lavori possibili. E delineano la scarsa deontologia professionale dei 'tecnici' della ricostruzione. Non solo. Scoprirete che l'informativa della Squadra mobile disegna un intreccio di rapporti poco chiari - e assai pericolosi, in particolare a L'Aquila - tra mondo politico, imprenditori edili, costruttori e professionisti, una zona d'ombra di nessuna moralità. Che ha coinvolto anche dirigenti comunali ancora oggi con le mani negli ingranaggi della ricostruzione.

Insomma, nelle cinque puntate di questa inchiesta - da oggi a venerdi - racconteremo di alcune vicende che, seppur non penalmente rilevanti, sollevano una decisiva questione morale. Ed etica. E iniziamo proprio dalla gru fantasma, perché non si può più far finta di nulla.

La gru fantasma. Tentativi di gonfiare le spese dei lavori per lucrare sui finanziamenti dello Stato avrebbero caratterizzato il modus operandi di Lisi, Ciccone e Ciotti. A scriverlo, gli inquirenti. L'ipotesi era che fosse stato attuato anche in un cantiere a Coppito, in un condominio classificato 'B'.

Nel cantiere, con i lavori in fase di ultimazione, è stata istallata una gru. Per un pomeriggio: dal 14 dicembre al 15 dicembre 2010. Come si evince dall'elenco delle pratiche ammesse a finanziamento, pubblicato sul sito ufficiale del Comune dell'Aquila, i lavori di ristrutturazione del condominio di Coppito erano stati appaltati dalla ditta Carlo Ciotti, con direttore dei lavori l'architetto Pio Ciccone e progettista l'ingegnere Rolando Mariani.

Il posizionamento fittizio della gru e la mancata recinzione del cantiere sono stati constatati da un agente della squadra mobile della Questura.

La denuncia, nell'annotazione di servizio redatta il 15 dicembre: "Il giorno 14/12/2010 alle ore 15, uscendo dal proprio domicilio, notava che nel vialetto di ingresso all'abitazione del signor [nome del proprietario dell'abitazione], vicino di casa, era stata montata una gru. Quest'ultimo, dopo essere stato contattato telefonicamente per conoscere le motivazioni dell'istallazione della stessa, dato che i lavori sul tetto e sulle facciate erano già stati effettuati, gli riferiva che era stato avvisato da alcune studentesse che hanno in locazione la sua abitazione, e che si sarebbe recato sul posto per chiedere la immediata rimozione del macchinario. Lo scrivente rappresenta che era rientrato nell'abitazione alle ore 14:15 e nella circostanza la gru non era istallata in detto vialetto. Verso le ore 17:30, rientrando nuovamente a casa, notava che la gru era stata rimossa dal vialetto del signor [nome del proprietario dell'abitazione] e montata in quello dell'abitazione di [nome di un altro proprietario di abitazione], dello stesso complesso abitativo. Dalle ore 8 alle ore 11 del 15/12/2010, trovandosi nel vialetto dell'abitazione per effettuare dei piccoli lavori di sistemazione esterna, notava che la predetta gru non veniva mai utilizzata, neanche dagli operai della ditta [nome della ditta], che stavano smontando i ponteggi di sicurezza allestiti nel perimetro delle sette ville oggetto di lavori di ristrutturazione. Lo scrivente si allontanava dall'abitazione verso le ore 11, per poi rientrarvi alle 13:10 circa, notando che la gru era stata rimossa dal citato complesso. Quanto rappresentato ha insospettito lo scrivente poiché non trovava una spiegazione logica al fatto. Non aveva alcun senso, infatti, montare una gru con i lavori già ultimati o quasi, per smontarla il giorno dopo, senza mai essere utilizzata, se non quello di far lievitare il costo delle opere. Rappresenta inoltre che il complesso è recintato con inferriata e, durante l'esecuzione dei lavori, sul fabbricato non è stata istallata alcuna recinzione".

La conferma che nei lavori del cantiere fosse coinvolto anche l'assessore Lisi, è riscontrata in alcune telefonate intercettate e intercorse sia con Pio Ciccone che con Rolando Mariani. Tra l'altro, Lisi e Ciccone fanno esplicito riferimento ad un poliziotto che li starebbe "infastidendo". Dalle telefonate, però, traspare anche altro. L'assessore e l'architetto avrebbero usato - probabilmente, scrivono gli inquirenti - geologi compiacenti per effettuare i carotaggi così da ottenere un maggiore introito finanziario.

In una intercettazione del 1 giugno 2010, sei mesi prima della gru fantasma, Lisi chiama l'ingegnere Mariani e gli chiede di sollecitare i geologi a fare il sondaggio proprio nel condomioni di Coppito, perché c'è un poliziotto che rompe le scatole:

Ermanno: "...buongiorno, ciao... senti, al volo... ma e... doveva andare que... a fà la relazione geo... il sondaggio..."

Rolando: "... non c'è andato?..."

Ermanno: "... e sembra che non sia andato, hanno rotto le palle... mo hanno richiamato questi qua... perché io gliel'ho detto... sta... specie di poliziotto che rompe le scatole... puoi telefonargli per vedere se vanno... se sono andati oggi...".

Come detto, il procedimento penale per il noleggio della gru fantasma, mai utilizzata, è stato archiviato.

 

Domani, la seconda puntata della nostra inchiesta

Ultima modifica il Martedì, 10 Dicembre 2013 23:18

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