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Lunedì, 23 Giugno 2014 12:55

La classifica delle migliori università italiane: ecco i risultati dell'Univaq

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Il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica aggiornata delle migliori università italiane.

I risultati sono disegnati da un nuovo pacchetto di indicatori che, rispetto alle edizioni precedenti delle "classifiche di qualità", è in grado di offrire un quadro più ricco e articolato. La nuova impostazione misura il risultato finale per metà sugli indicatori della didattica (i primi nove) e per metà su quelli della ricerca. Permette così di valutare più a fondo le caratteristiche di ogni ateneo.

In realtà, le sedi più "forti" occupano i primi posti in entrambe le graduatorie, ma il confronto fra le classifiche permette di individuare da un lato gli atenei eccellenti su terreni come la struttura docente e la puntualità degli iscritti rispetto al piano di studi (in particolare i Politecnici, guidati da Milano) e dall’altro le performance più brillanti sui progetti di ricerca o sulla qualità dell’alta formazione (Verona tra le statali, la Luiss fra le non statali).

In tutti gli indicatori, emergono altrettanto chiare le difficoltà che si vivono al Sud, dove l’emigrazione studentesca priva spesso le università degli studenti più motivati. La carenza di strutture si spiega anche con un livello di tasse universitarie molto più basso della media e anche la ricerca fatica a farsi davvero strada.

Tra le università statali, l'ateneo aquilano si classifica al 53esimo posto sui 61 totali. Va poco meglio all'università di Teramo, che si attesta al 38esimo posto. L'altro ateneo abruzzese, l'Unich, è al 30esimo posto.

Più della posizione complessiva, però, le indicazioni interessanti arrivano dai singoli indicatori, che provano a offrire un esame il più possibile completo su pregi e difetti di ogni ateneo. Proviamo, dunque, ad analizzare i dati ottenuti dal nostro ateneo.

In termini di attrattività, la capacità cioé di attrarre iscritti da fuori regione, l'Univaq si classifica al terzo posto sui 61 atenei statali, subito dietro Urbino e Trento. Un risultato dovuto - senza dubbio - alla possibilità che gli studenti hanno avuto di non pagare le tasse annuali. Va malissimo, invece, per quel che riguarda la sostenibilità, il numero di docenti di materie caratterizzanti per corso di studio: l'ateneo aquilano è al penultimo posto in Italia. Peggio dell'Univaq, soltanto l'ateneo di Catanzaro.

Già leggendo a questi indicatori, che fanno riferimento all'anno accademico 2012-2013, si trova conferma alle parole della rettrice Inverardi che - nel pieno delle polemiche scatenate dalla decisione di istruire il numero programmato per quattro corsi di laurea - ha tentato di spiegare, al di là della retorica politica, come l'Università dell'Aquila si ritrovi a dover affrontare problemi seri in termini di sostenibilità dei docenti per corso di laurea. Che significa un servizio peggiore agli studenti e il rischio di incorrere in sanzioni del Ministero dell'Istruzione. Non solo. La rettrice ha spesso sostenuto come sia necessario tornare ad una situazione di 'normalità', con il pagamento - seppur graduale - delle tasse universitarie, così da evitare 'numeri gonfiati', di studenti che si iscrivono attratti dalla possibilità di non pagare le tasse e poi abbandonano il corso di studio al secondo anno o, comunque, impiegano moltissimo tempo per concludere il loro percorso accademico.

Ed infatti, a leggere il dato sulla dispersione, la percentuale di studenti che abbandonano l'ateneo al secondo anno, l'Univaq è al terzultimo posto tra gli atenei statali d'Italia. Meglio solo di Napoli Parthenope e Viterbo. Ancor più esplicito il dato sulla efficacia dell'Ateneo, la percentuale cioé degli studenti inattivi: anche a sfogliare questo indicatore, l'Univaq è in fondo alle classifiche. Di nuovo, terzultimo posto in Italia. Fanno peggio solo Potenza e Reggio Calabria.

L'ateneo aquilano si comporta assai meglio per quel che riguarda gli stage, i crediti acquisiti dagli studenti con esperienza professionali: terzo posto in Italia. Va peggio leggendo alla mobilità internazionale, al numero di studenti che hanno acquisito crediti con programmi di scambio all'estero, con un deludente 43esimo posto sui 61 atenei statali. Non è un caso che Paola Inverardi si sia data, come obiettivo strategico, l'internazionalizzazione dell'ateneo.

L'Univaq fa benissimo in termini di percentuale di studenti che percepiscono la borsa di studio sul totale degli idonei: l'ateneo è al settimo posto in Italia, con un valore di 100 che è pari alle sei università che la precedono (Bologna, Camerino, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova). Assai gratificante anche il dato sulla soddisfazione degli studenti sull'efficacia della didattica: 17esimo posto in graduatoria. Peggiore il dato sulla occupazione, il tasso di studenti in cerca di lavoro ad un anno dalla laurea: l'Univaq si attesta a metà classifica, al 33esimo posto sui 61 atenei statali.

E per quanto concerne la ricerca? Va male, purtroppo. A valutare la capacità di attrarre risorse per progetti di ricerca, l'Univaq è al 52esimo posto. La stessa posizione che si riscontra sfogliando i giudizi ottenuti dall'alta formazione nella valutazione Anvur. Male anche nei giudizi ottenuti dai prodotti di ricerca nella stessa valutazione Anvur: 54esimo posto generale.

E' su questi parametri che bisognerà intervenire, evidentemente. La nuova governance dovrà riuscire ad attrarre nuove risorse per i progetti di ricerca e di alta formazione. E dovrà essere capace di internazionalizzare l'offerta dell'Ateneo. Rendendo sostenibile l'offerta didattica per gli studenti che sceglieranno l'Univaq al di là del pagamento o meno delle tasse annuali, così da evitare la dispersione e, soprattutto, l'inattività degli iscritti.

Ultima modifica il Lunedì, 23 Giugno 2014 13:08

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