Venerdì, 16 Maggio 2014 17:23

Dopo 711 anni, a “La Sapienza” la candidatura per il rettorato si tinge di rosa

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Tiziana Catarci Tiziana Catarci

di Francesca Izzi - In 711 anni di storia, mai nessuna donna aveva concorso alla carica di "magnifica rettrice" de “La Sapienza” di Roma. Tiziana Catarci sfida questa tradizione, candidandosi al rettorato, in vista del rinnovamento dei vertici dell'ateneo, previsti per il prossimo settembre.

Tiziana Catarci insegna Sistemi di elaborazione delle informazioni alla facoltà di Ingegneria dell’informazione, dove ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in informatica nell'Ottobre 1992. L’attività di ricerca di Catarci è intensa, nel trattare con tematiche del suo campo di studi ha collaborato con prestigiose riviste, scritto ed editato più di venti libri. Ha inoltre partecipato e coordinato numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali.

La docente è la prima a concorrere per il rettorato in un ateneo che non ha mai avuto una donna alla sua guida. "L’università, in generale, è un universo maschile e maschilista. E te ne rendi conto quando fai carriera – ha dichiarato al corriere.it - nel nostro Paese le donne sono sempre attacco. Quelle che hanno un ruolo pubblico vengono colpite non perché sono incompetenti o corrotte ma semplicemente perché sono donne. È sconsolante pensare a quanta strada ci resta da fare".

La questione sulla parità di genere è un tema che fa discutere in Italia. Nonostante siano stati fatti passi in avanti, spesso si fa fatica a raggiungere un vero equilibrio, soprattutto quando si tratta di riequilibrare i ruoli di vertice. La statistica avvalora questa tesi: le studentesse della Sapienza sono la maggioranza (e anche quelle che ottengono i voti migliori), le ricercatrici circa il 45%, ma le percentuali si abbassano notevolmente quando si prendono in considerazione i professori associati (38%) e ordinari (24%).

E nell'ambito di studi dell'aspirante Rettrice, questo squilibrio è ancora più evidente. "Siamo abituate a un mondo al maschile. Ancor più nell'ambito dell'informatica – racconta Catarci – nei nostri corsi solo il 10% delle iscrizioni sono di donne, perché la nostra professione resta legata al vecchio stereotipo del cosiddetto nerd. Inoltre, le già poche ragazze iscritte alle facoltà scientifiche di solito frequentano medicina o biologia: prevale ancora lo spirito della crocerossina, l’idea di voler salvare il mondo. Uno stereotipo sbagliato perché sono le telecomunicazioni che salvano vite e aiuteranno i paesi in via di sviluppo a crescere».

Nell'intervista al quotidiano, la candidata consiglia il settore di studi dell'informatica a tutte le studentesse, spiegando come sia determinante, in tale ambito, la capacità di relazione e di problem solving, e la gestione dei conflitti. Qualità che Tiziana Catarci assicura di sfruttare al fine di «alzare la qualità della ricerca e portare La Sapienza a essere il laboratorio di idee per il rilancio Paese».

Ultima modifica il Venerdì, 16 Maggio 2014 17:28

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