Martedì, 07 Giugno 2016 13:01

#saranonsarà

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#saranonsarà è l'hashtag lanciato da Anarkikka e non ha bisogno di spiegazioni.

#saranonsarà e sembra non ci sia altro da aggiungere.

Pochi giorni prima, in Brasile 33 uomini, dopo aver drogato una ragazza di 15 anni l'hanno stuprata e hanno ripreso e poi diffuso, tutto quanto. Lei ha ricevuto minacce di morte per averli denunciati.

Pochi giorni dopo, vicino Bologna, un uomo ha avvelenato la compagna incinta per paura di una malformazione del nascituro che portava in grembo.

Quasi contemporaneamente, a Milano, un'altra giovane donna viene trovata impiccata. Forse è davvero suicidio ma si moltiplicano le testimonianze di chi racconta una storia sentimentale costellata di botte, urla e ricoveri al pronto soccorso.

Scorrono fiumi d'inchiostro.

Quelli "ufficiali" della carta stampata e dei tg, ripropongono la solita retorica del raptus e della follia e, contemporaneamente, indugiano nel voyerismo degli "ultimi 15 minuti di vita di Sara".

La politica tace se non per invocare derive securitarie e sfruttare l'accaduto a fini propagandistici. C'è la deriva irraccontabile di Libero, quelli che di nuovo chiedono se davvero la vita di una donna debba valere meno di quella di un uomo e quelli che invocano l'ergastolo e la forca.

Poi ci sono gli approfondimenti e i consigli: "come riconoscere un uomo violento" e gli appelli "denunciate, donne, informatevi e denunciate".
Neanche una trasmissione che dica: "uomini, forse avete un problema".

Poi ci sono le elaborazioni dei centri antiviolenza, dei movimenti, dei collettivi, delle personalità che hanno dedicato anni di studio e militanza alla comprensione del fenomeno e all'elaborazione di possibili soluzioni. Testi belli, interessanti, appassionati e circostanziati che parlano di stereotipi, della necessità di agire su un piano culturale, di entrare nelle scuole a parlare di affettività e sessualità.

I balconi si riempiono di rosso unendo chi chiede giustizia a chi chiede vendetta e lasciando a margine chi vorrebbe solo un piccolo passo concreto.

Come la sospensione della chiusura dei centri antiviolenza di Roma.

Come un maggiore finanziamento dei centri antiviolenza.

Come l'introduzione dell'educazione sentimentale, sessuale e dei progetti educativi contro gli stereotipi nelle scuole.
Il 2 giugno centinaia di donne sono scese in strada per chiedere tutto questo ed altro ancora. Ad oggi, ancora nessuna risposta.

Restiamo ad aspettare, fino alle prossime lacrime.

Ultima modifica il Martedì, 07 Giugno 2016 16:20

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