Martedì, 03 Febbraio 2015 14:33

Ayotzinapa non è sola. L'America Latina si stringe ai 43 desaparecidos messicani

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Lo scorso 26 gennaio si è svolta una nuova giornata di azione globale per la verità sui 43 desaparecidos messicani. Sono passati esattamente quattro mesi da quando gli studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa sono stati attaccati dalla polizia locale di Iguala, nello Stato di Guerrero; in quei giorni in tutto il Messico ferveva l’organizzazione della manifestazione in ricordo della strage di Plaza Tlatelolco a Città del Messico (2 ottobre 1968). Il 26 settembre 2014 questi 43 ragazzi, dopo essere stati attaccati dalla polizia (6 sono morti sul colpo), sono stati prelevati e venduti dal sindaco di Iguala al gruppo di narcotrafficanti Guerreros Unidos: lo Stato di Guerrero è uno dei più violenti del Messico, dove i cartelli dei narcos sono parte integrante di un sistema politico corrotto che tiene in scacco tutta la cittadinanza.

Da quel 26 settembre non si hanno più notizie di questi 43 studenti, sono scomparsi: sono i desaparecidos del XXI secolo. Questa vicenda ha fatto emergere di nuovo la questione della corruzione e del narcotraffico, oltre che della violenza di Stato in tutto il paese: il Messico è un paese dove la pratica della desaparición è ancora molto diffusa. Si parla di circa 11 mila persone ancora da localizzare e ritrovare; dal 2006 ne sono scomparse circa 27 mila e a farne le spese sono le popolazioni rurali e indigene, dissidenti politici, migranti del Centro America che tentano di raggiungere il confine con gli Stati Uniti, uomini, donne e madri che combattono il traffico di droga e di esseri umani. In questi ultimi giorni il Governo Centrale ha tentato di chiudere la faccenda dichiarando morti tutti i ragazzi scomparsi, sulla base anche delle ricostruzioni dei tribunali e delle testimonianze di testimoni oculari e di presunte persone che hanno partecipato al rapimento. Ma la mobilitazione interna e globale ha avuto un seguito inaspettato, una eco troppo forte, e ha contribuito a smascherare tutti i problemi della “democrazia” messicana. Per questo per il Governo è meglio dichiarare tutti morti (sembra una storia già vista nell’Argentina post-dittatura di Videla…).

I genitori degli studenti scomparsi, insieme a molte comunità indigene e contadine, ad alcuni vescovi messicani e preti di base, agli zapatisti stanno chiedendo a gran voce verità e giustizia: verità e giustizia che passano anche attraverso una riforma reale dello Stato e all’elezione di una nuova assemblea costituente, due punti programmatici di una piattaforma che si sta costruendo nelle strade messicane. Secondo alcune testimonianze, confermate dalle ricerche indipendenti che si stanno svolgendo in alcuni laboratori austriaci, sembra che i corpi dei 43 studenti siano stati bruciati nei forni crematori delle caserme militari. I movimenti sociali e i genitori dei ragazzi, dopo averne occupata simbolicamente una a Iguala, hanno chiesto di aprire le porte delle caserme, di fare visita in quei luoghi di morte, per capire cosa effettivamente è accaduto in quegli edifici. Il governo gongola: meglio insabbiare piuttosto che spalancare le porte della verità (anche qui, stessa storia già vista in Argentina…).

Nel frattempo la solidarietà internazionale nei confronti dei ragazzi scomparsi cresce a dismisura. Dopo gli zapatisti – i primi in Messico a dar voce ai genitori e ad appoggiare la loro causa – una nuova importante testimonianza di solidarietà arriva dalle Madres de Plaza de Mayo argentine. Uno degli slogan adottati per riavere indietro i 43 studenti di Ayotzinapa è stato, sin dagli inizi, “Vivos los llevaron, vivos lo queremos” (Vivi li hanno portati via, vivi li rivogliamo), mutuato appunto dall’esperienza delle madri argentine. Queste donne, per il loro vissuto, sono l’esempio di come un dolore quale quello della scomparsa di un figlio, può trasformarsi in amore, lotta, futuro. Per questo il 29 gennaio scorso, dopo la tradizionale marcia del giovedì in Plaza de Mayo a Buenos Aires durante la quale, simbolicamente, le Madres abbracciano ed entrano in contatto con i propri figli, è stata letta una lettera che hanno indirizzato alle madri messicane e a tutti coloro che richiedono verità e giustizia per i 43 scomparsi. Nella lettera, firmata dalla presidenta Hebe de Bonafini, è scritto che «l’Associazione delle Madres de Plaza de Mayo abbraccia i compagni messicani a 4 mesi dalla scomparsa dei 43 studenti». Queste donne hanno deciso di inviare in Messico una propria bandiera, un pañuelo bianco (il loro simbolo), una maglietta e una foto della marcia in Plaza de Mayo dedicata ai 43 svoltasi nei mesi scorsi. Le Madres hanno voluto recapitare tutti oggetti dall’alto valore simbolico che testimoniano la forza di una battaglia che in Argentina portano avanti da 38 anni, ma che ancora non si conclude, per stabilire una connessione tra le due esperienze, per creare ponti di fratellanza, di solidarietà e di lotta. La lettera, infatti, si chiude con un abbraccio “materno” che invita a continuare la lotta: «Compagni, continuate a lottare affinché non muoiano gli ideali degli studenti che, come i Nostri Figli, hanno dato la vita per una patria migliore. Un abbraccio e un invito a continuare a lottare nelle strade».

Gli studenti desaparecidos messicani non sono soli. Spetta a tutti noi continuare a far vivere le loro idee di cambiamento.

Riccardo Verrocchi

P.S. Perché gli studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa.

L’Istituto Agrario di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero, è storicamente un luogo di trasformazione sociale e simbolo delle lotte di emancipazione del Messico. Da sempre i suoi studenti, provenienti dalle famiglie più povere della zona, sono molto attivi e impegnati nei movimenti sociali, così come i loro docenti. Quella scuola ogni anno diploma i migliori ragazzi (maestros rural) che vanno a lavorare nelle zone rurali del paese, quelle più arretrate, dove trasferiscono alle popolazioni locali le proprie competenze in materia di agricoltura e la propria cultura maturata negli anni scolastici. Obiettivo è l’emancipazione delle classi più disagiate delle comunità montane del Messico del sud. In passato sono stati studenti della Scuola i noti guerriglieri messicani Lucio Cabañas, Genaro Vázquez Rojas e Othón Salazar.

Ultima modifica il Martedì, 03 Febbraio 2015 14:40

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