Lunedì, 19 Maggio 2014 11:26

Verso Brasile 2014. Ecco il girone 6: Argentina, Bosnia, Nigeria e Iran

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Reza Ghoochannejhad dell'Iran Reza Ghoochannejhad dell'Iran

Non lasciatevi ingannare dai nomi molto evocativi in un’ottica storico-politica ma poco suggestivi calcisticamente (a parte l’Argentina, ovvio). Si tratta di un gironcino niente male, con la matricola Bosnia a contendere il secondo posto – utile – a Nigeria e Iran. Perfino quest’ultimo ha qualche chance, se è vero, come si vocifera, che ha eliminato la Corea del Sud alle qualificazioni. E siccome la Corea ci ha fatto piangere un paio di volte, per la proprietà transitiva l’Iran potrebbe battere pure l’Italia. Per il primo posto del girone le tre outsider non dovrebbero fare troppe storie, e lasceranno docilmente il passo a un’Argentina mastodontica, principale alternativa ai padroni di casa per la vittoria finale. Il tabellone, comunque, prevede che l’eventuale madre di tutte le partite (col Brasile) non potrà avvenire prima delle semifinali.

Argentina. Una nazionale che lascia a casa Carlitos Tevez, il calciatore più brutto e più forte della serie A, e Javier Pastore, l’aggraziatissimo trequartista del PSG ex Palermo, o è guidata da un deficiente, oppure è destinata a vincere. Propendiamo per la seconda. L’autore delle dolorose rinunzie è Alejandro Sabella, sessantenne discreto centrocampista negli anni '70 e '80 e vice-allenatore di Passarella nel Parma dei primi anni 2000. Gli "italiani" potrebbero essere ben otto: Andujar (Catania), Fernandez (Napoli), Campagnaro (Inter), Biglia (Lazio), Alvarez (Inter), Rinaudo (Catania), Palacio (Inter) e Higuain (Napoli). A scorrere i nomi l’alchimia appare simile a quella dell’Argentina del 1986 e del 1990, con una notevole schiera di gregari, solidi e cattivi, a permettere a Diego Armando di scrivere le sue paginette di storia. E così Dezotti della Cremonese e Troglio del Verona si giocarono una finale dei mondiali. Il Maradona odierno è ovviamente il 27enne Leo Messi, che ha collezionato più palloni d’oro delle partecipazioni al Festival di Toto Cotugno. Negli ultimi mesi un po’ di preoccupazione il genio l’ha data per via dei ripetuti episodi di vomito durante alcune partite. Speriamo niente di grave, speriamo si tratti solo di rovesciate da campione.

LA FORMAZIONE: (4-3-3) Romero; Zabaleta, Fernandez, Garay, Rojo; Gago, Mascherano, Di Maria; Messi, Aguero, Higuain. All.: Sabella

Bosnia. Alla prima esperienza mondiale la più giovane delle nazionali. La Bosnia viene fuori dalla disgregazione della Jugoslavia di Tito e dallo strazio di Sarajevo tra la metà e la fine degli anni ’90, e della ex Jugoslavia è rappresentante nel mondiale brasiliano insieme alla Croazia. Anche calcisticamente, non è che le etnie bosniache si siano ricongiunte in una convivenza amorosa, tant’è che la nazionale rappresenta in sostanza solo l’etnia dei bosgnacchi, musulmana, mentre quelle croate e serbe che risiedono in Bosnia tifano per le proprie nazionali di riferimento. Comunque, tra i disastri della guerra Jugoslava possiamo annoverare pure la diaspora della nazionale, che oggi, sommando i campioni sparsi nelle varie repubbliche, potrebbe vincere molto più della Coppa del Patto di Varsavia. Al di là di ogni nostalgia, consideriamo la Bosnia favorita per il secondo posto nel girone, forte com’è di gente come il romanista Miralem Pjanic e il bestione del Manchester City Edin Dzeko. Altra conoscenza del calcio italiano è Senad Lulic, autore del gol contro la Roma nella finale della Coppa Italia del 2013, evento per il quale i laziali ancora se la menano e continueranno a menarsela per buoni dieci anni ancora. L’allenatore è Safet Susic. Chi serba ricordi in bianco e nero saprà che mise a segno una tripletta in una disastrosa amichevole vinta per 4-1 dalla Jugoslavia contro l’Italia nel 1979, quando Tito – infatti – era ancora vivo.

LA FORMAZIONE: (4-2-3-1) Begovic; Vrsajevic, Bicakcic, Spahic, Salihovic; Medunjanin, Pjanic; Ibisevic, Misimovic, Lulic; Dzeko. All.: Susic

Nigeria. Nel 1994 la Nigeria fu a un passo dall’eliminarci dai mondiali degli Stati Uniti. In un ottavo di finale drammatico, gli africani andarono in vantaggio su cappellata di Maldini, goderono dell’espulsione di un isterico Zola, e nel preciso momento in cui Pizzul stava recitando il de profundis (“Finiamo in un clima sconfortante”) furono raggiunti al centonovantesimo da Baggio, dal Cul de Sac, e probabilmente da Buddha. Poi vennero i mondiali del 1998 in Francia, e anche lì i nigeriani raggiunsero gIi ottavi, dopo aver battuto la Spagna per 3-2. Altri tempi. Poi sono arrivate due partecipazioni molto loffie (Nel 2006 e nel 2010), ma a questo mondiale le super aquile verdi si presentano da detentori della Coppa d’Africa e con credibili speranze di giocarsi con la Bosnia gli ottavi di finale. La Nigeria è guidata da un tecnico nigeriano, Keshi, che partecipò da calciatore ai mondiali di Baggio. La Federazione nigeriana evidentemente, non affidandosi a un europeo, è forse uscita dall’insopportabile complesso di inferiorità nei confronti del vecchio mondo. La squadra si regge, a centrocampo, su Obi Mikel (Chelsea) e Onazi (Lazio), che fanno da doppio chiavistello per la difesa. Interessante l’attacco, da cui dovrebbe venire qualche sorpresa, come Oduamadi, un giovanotto di proprietà del Milan in Italia da quando era ancora minorenne e parcheggiato quest’anno al Varese.

LA FORMAZIONE: (4-2-3-1) Enyeama; Ambrose, Oboabona, Egwuekwe, Yobo; Onazi, Mikel; Musa, Moses, Oduamadi; Emenike. All.: Keshi

Iran. Alla quarta partecipazione ai mondiali e teoricamente destinata a pesare solo per la differenza reti degli altri. Paese dalle forti implicazioni nella politica internazionale, nei mondiali del 1998 in Francia giocò contro gli USA una partita annunciata come una battaglia, sintesi com’era di conflitti e di visioni del mondo contrapposte. Invece furono scambi di fiori, e baci, e fotografie scattate con i calciatori delle due squadre abbracciati. Vinse, per inciso, l’Iran, 2-1, e fu ad oggi l’unica vittoria per gli asiatici in un mondiale. Guidata da Carlos Queiroz, ex Portogallo e Real Madrid, l’Iran ha vinto il girone di qualificazione davanti alla più nota Corea del Sud, vincendo pure fuori casa. Eroe delle qualificazioni, autore del gol decisivo, è stato un calciatore vissuto sin da bambino in Olanda, metà uomo e metà scioglilingua, Reza Ghoochannejhad. Un altro iraniano di ritorno è l’interessante esterno del Fulham Ashkan Dejagah, sosia di Carlitos Tevez, emigrato da bambino e cresciuto in Germania; con la Germania ha pure debuttato nelle nazionali, fino all’Under 21, vincendo l’europeo di categoria nel 2009, salvo poi convertirsi all’Iran nel 2012.

LA FORMAZIONE: (4-2-3-1) Davari; Beitashour, Hosseini, Montazeri, Pooladi; Nekounam, Teymoyrian; Dejagah, Shojaei, Jahanbakhsh; Ghoochannejhad. All.: Queiroz

LE QUOTE DI WILLIAM HILL: L’Argentina è seconda solo al Brasile nei pronostici su chi sarà campione, con la quota di 5,5 contro la quota di 4 dei padroni di casa. Inconsistenti, nel mondo reale, le possibilità che Bosnia, Nigeria e Iran diventino campioni del mondo (quotate rispettivamente a 151, 251 e 751). Per quanto riguarda il girone, testa a testa per il secondo posto tra Bosnia e Nigeria, con la Bosnia favorita nello scontro diretto (la vittoria degli europei viene data a 2.10, quella degli africani a 3.40). L’Argentina facile facile prima nel girone (1,22).

IL CAMMINO SUCCESSIVO AL PRIMO TURNO: L’Argentina, da prima in classifica, dovrebbe incrociare Svizzera o Ecuador agli ottavi, per poi giocare i quarti di finale contro il Portogallo o il Belgio (meno probabilmente la Russia). Il cammino verso la semifinale sembra dunque in discesa, anche se il Belgio è pronosticato da molti come la sorpresa del mondiale. La seconda classificata del girone dovrebbe invece andare a sbattere contro la Francia agli ottavi, e contro la Germania ai quarti di finale. Ma noi puntiamo i famosi 20 euro sulla Francia, e quindi il quarto di finale sarà Francia-Germania.

[Leggi aneddoti, analisi e statistiche degli altri cinque gironi]

Ultima modifica il Lunedì, 19 Maggio 2014 12:06

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