Domenica, 12 Marzo 2017 00:17

'Romeo e Giulietta': Alessandro Preziosi e il suo Mercuzio. L'intervista

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Spettacolo punk, rock, duro. Questo è “Romeo e Giulietta” allestito da Andrea Baracco. Scheletrico, come le impalcature di scenografia, e insieme denso, come i movimenti scenici tra palco e platea. Ottima la tempistica registica e attoriale mantenuta per 3 ore di spettacolo. Con un gran bel ritmo. Veloce e fedele all’idea, espressa da Baracco nelle note di presentazione, che indica nel tempo una sorta di ossessione.

E’ strepitoso Antonio Folletto nel ruolo di Romeo. Bravo anche il resto del cast, a cominciare da Lucia Lavia in quello di una intensa Giulietta. Il regista esprime la propria visione della vicenda togliendo la comicità che pure è propria dei ‘fool’ del testo shakespeariano. Ne resta forse un po’ nella Balia, interpretata da Elisa di Eusanio. Nulla nel frate Lorenzo di Gabriele Portoghese.

La pièce è, per giunta, attualizzata in una sorta di dramma borghese. A suo modo, però. Baracco infatti piega sempre il testo alla sua volontà. E lo fa anche bene, a giudicare dal risultato in questo spettacolo, in cui si nota che non altera l’opera shakespeariana e, contemporaneamente, ne esalta in maniera quasi sadica sia la durezza e assurdità originaria sia la propria visione registica: è insieme personale, d’arte e ancorata a molto del teatro europeo contemporaneo d’innovazione.

In casi come questo il nome del regista va proprio menzionato. E a lui va attribuito l’allestimento.

In tutto ciò bisogna porre attenzione a uno dei personaggi simbolo di “Romeo e Giulietta”. Il ‘fool’ Mercuzio voluto da Baracco, infatti, è probabilmente l’interpretazione più complessa realizzata finora in teatro da Alessandro Preziosi.

Un ruolo diverso dai precedenti Cyrano e don Giovanni, sebbene l’agilità vista nel Bergerac ci sia tutta. Un ruolo ‘fisico’ e controverso. Qui Mercuzio non è un comico messaggero d’amore, ma un bullo. Ritroviamo Preziosi poi anche come Speziale. Ma si sa, nelle regie di Andrea Baracco domina spesso il surreale, l’onirico, il sintetico. In una sorta di arrendevolezza alla disperazione, quasi con divertimento vitale. Quindi, in un certo senso, ci si aspettava un suo ritorno in scena nel secondo tempo.

Ho intervistato Alessandro Preziosi per capire un po’ di più le sue scelte artistiche teatrali (che certo differiscono molto della sua immagine televisiva), tanto più che é sia interprete di uno dei personaggi cardine sia co-produttore di quest’allestimento.

In “Romeo e Giulietta” interpreti Mercuzio che è un po’ il ‘fool’ della storia. Perchè? Volevi interpretare un personaggio comico?

A.P.: No, però la natura comica di questo personaggio racchiude un po’ tutti i personaggi ‘fool’ della drammaturgia shakespeariana. Li racchiude in termini di oscenità, provocazione, arroganza, depressione... La comicità è molto scurrile in questo spettacolo… scurrile forse non è la parola più adatta. E’ molto volgare, volutamente volgare, volutamente irridente… Il canto d’amore diventa un canto invece proprio di contrazione della meliosità dell’amore.

Tu sei anche il co-produttore dello spettacolo con Khora.Teatro…

A.P.: Oh, yes! Io sono il co-produttore insieme al Teatro Stabile d’Abruzzo.

Perché avete deciso di farlo in chiave moderna questo spettacolo?

A.P.: La chiave moderna nasce dal fatto che tutti i testi shakespeariani quando vengono messi in scena nel XXI secolo, anche se sono messi in grande corrispondenza rispetto a quella che è la contestualizzazione storico-scenografica dell’epoca, risulteranno comunque moderni. Quindi la chiave moderna è il modo in cui gli attori recitano al di là di quello che hanno indosso e al di là del concetto installativo che si mette insieme all’aspetto narrativo della storia. Per cui la storia procede indipendentemente, con grande calamita di modernità rispetto allo spettatore. Compito del regista, dello scenografo del produttore è quello di riuscire a far sì che tutto sia omogeneo. E quindi questa poi diventa la chiave moderna. Ma la base moderna del testo è indipendente dall’allestimento.

Con Khora.Teatro, a parte questo spettacolo, avete messo in scena ”Odissea” di Derek Walcott e “The Flick” di Annie Baker. Il primo un Premio Nobel, l’altra un Premio Pulitzer. Perché questa scelta? Volete fare un teatro raffinato?

A.P.: No, siamo interessati ai premi, perché ricorda che “l’importante non è né vincere né partecipare, ma ritirare il premio!” Questo l’ha detto Bergonzoni!
È un modo per attirare persone a teatro… In questo caso sono premi relativi a grandi testi teatrali. Credo che sia una scelta di avvicinamento al pubblico di testi moderni, di testi contemporanei. E quale miglior testo se non un testo che viene riconosciuto da così qualificate giurie.

Nella tua carriera hai interpretato più volte gli stessi testi: in “Cyrano de Bergerac” hai fatto prima Cristiano dopo Cyrano, in “Amleto”, hai interpretato Laerte e Amleto, Sant’Agostino lo hai interpretato prima in una fiction tv, poi in un reading su “Le confessioni” e Mercuzio di “Romeo e Giulietta” in un provino. Perché ti sei imbattuto più volte in questi testi? Cos’è che ti attira in loro?

A.P.: Un po’ è il caso e un po’ è l’essere rimasto impressionato da chi lo interpretava, perché chi interpretava Amleto, Kim Rossi Stuart, è stato un punto di riferimento importante per come lo faceva. Il “Cyrano de Bergerac” Corrado d’Elia l’ha fatto 5000 - 5000! – volte quello spettacolo; l’ha fatto per 10 anni! Ed è un testo che mi è rimasto molto molto dentro. Sono testi che rielaboro perchè hanno mille significati ancora da scoprire.

Letto 10533 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Marzo 2017 04:06
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