Martedì, 02 Febbraio 2016 13:53

Cantante uomo e cantantessa donna: i duetti naturali e benedetti dalla Chiesa

di 
Wess e Dori Ghezzi Wess e Dori Ghezzi

Duetti occasionali (Skin e Godano) o consolidati (Wess e Dori Ghezzi), e altre storie di maschi e femmine che si intrecciano, con l'obiettivo di mettere in lirica le dinamiche di coppia. Sfruculiando nella storia della canzonetta ci si è resi conto che lo schema duetto è molto usato, quindi questa è solo la prima di una serie, quella dedicata alle coppie naturali, un uomo e una donna, benedette dalla Chiesa. Per Al Bano e Romina, però, si tratta di aspettare e fremere un pochino, ma vedrete che sarà bellissimo [Leggi tutte le puntate di Brevinote].

Pescatore/Cent'anni di meno - Pierangelo Bertoli & Fiorella Mannoia

La Mannoia un po' scaciata dei primissimi anni '80, poco più che ventenne e non ancora icona severa della migliore sinistra metropolitana, viene chiamata a duettare con Bertoli in questa storia senza tempo. Il ruolo interpretato è quello di una mogliettina stronza, che s'affida al destino e a un non meglio identificato Dio senza particolare rigore, né morale né sentimentale, in occasione di una uscita in mare travagliatissima del proprio marito, l'avventuroso pescatore interpretato da Bertoli. La Mannoia-Penelope, insidiata da una sorta di Procio, dopo una breve e velleitaria  manovra difensiva (Scaccialo dalla mia mente non indurmi nel peccato), si arrende nel giro di qualche quarto d’ora all’impellenza dei sensi (Un brivido sento quando mi guarda e una rosa egli m’ha dato, nel silenzio della notte ora la mia bocca gli è vicina), salvo poi ripensarci (dimmi dimmi mio Signore, dimmi che tornerà, quell’uomo che sento l’uomo mio, quell’uomo che non saprà di me e di lui, delle sue promesse vane, di una storia nata già finita). Nel frattempo il poveretto, e cornuto, disserta ignaro  su natura, vita e morte. Melodie straordinarie, anche grazie al timbro dei due indiscutibili giganti, e nessuna concessione alla polifonia. La canzone fu poi reincisa dal solo Bertoli nel 1995, con le ovvie modifiche dei pronomi sulle parti cantate dalla Mannoia, con efficacia emozionale quasi dimezzata. Il testo fu scritto da un giovane Marco Negri, paroliere semi-professionista e geometra. che dichiara perfino la co-genitura di Spunta la Luna dal Monte.


Un corpo e un'anima / Wess & Dori Ghezzi

Quintali di feromoni in questo duetto, nella classica combinazione erotica il negro e la bionda. La celebre canzone stravince l'edizione di Canzonissima, l'ultima andata in onda nel 1974-75. Canzonissima era un programma televisivo popolarissimo, abbinato alla Lotteria di Capodanno nell'era pre-Fantastico, in cui era centrale la gara canora, che qualificava la rappresentante italiana all'Eurovision Song Contest, la Champions League delle canzoni dell'epoca. Tanto era popolare, Canzonissima, che oscurò Sanremo a cavallo tra gli anni sessanta e la metà degli anni settanta, e tra i vincitori della gara elenchiamo pezzi di storia come Quando quando quando (Toni Renis), Scende la Pioggia (Gianni Morandi) e Alle Porte del Sole (Gigliola Cinquetti). Tema della canzone è la riconciliazione sentimentale, concessa dalla Dori Ghezzi a Wess alla sola condizione dell'avvinghiamento fisico (Se mi stringi tu mi sciolgo nel tuo abbraccio e i nervi non ho più [...] Mio Dio, che sciocco sei sai bene che io per amore ti perdono tutto ed è più bello poi... ci vuole poco a fare pace se anche tu lo vuoi e stelle sul soffitto accendiamo noi). Il femminismo non è ancora intervenuto in maniera decisa a influenzare i testi italiani - tra qualche anno, però, arriverà la Carrà con Tanti Auguri - e la donna viene dipinta ancora come un esserino sostanzialmente sottomesso, pronta a piegarsi (...) nonostante indizi sufficienti (in questo caso di tradimento) a montare un casino biblico. Il testo un briciolo maschilista fu scritto da Luigi Albertelli, autore pure di liriche immortali come Anna dai capelli rossi, Ufo Robot e Non voglio mica la luna. Sky colse, nella metà degli anni duemila, la grande quota evocativa del brano, e lo utilizzò per una pubblicità esilarante, in cui tra gli altri Gattuso, Totti e Buffon stanno a ciccicollo di gente comune.


La canzone che scrivo per te / Marlene Kuntz & Skin

In un bar di Calenzano, vicino Prato, avviene nel 2001, su iniziativa della lungimirante etichetta discografica dell'epoca, il primo incontro tra gli increduli Marlene Kuntz e Skin. Godano mette sui piatti della bilancia di qua i sandali dell'indie più rigoroso e francescano, e di là un mappamondo intero, e dopo un paio di giorni di riflessione sul possibile abbandono dei primi fans, la fa pendere ovviamente di là. Soluzione tutto sommato apprezzabile, specie perché i Marlene, nell'occasione e negli anni a venire, non venderanno mai tutta l'anima a nessuno, neanche passando da Sanremo. Godano, nel singolo in questione, si piace tantissimo, e con la consueta voce flautata fa nascere, vivere e impietosamente morire un amore. Prima la conoscenza intellettuale e l'innamoramento pre-sessuale (Non c'è contatto di mucosa con mucosa eppur mi infetto di teCristiano Godano, sei un genio, come l’hai detto tu non l'ha mai detto nessuno, neanche durante una lezione di anatomia), poi il consumo più o meno sessuale della vicenda (Ora ho il tuo splendido sorriso da succhiare: sfavilla di felicità), e quindi la fine, quando la voce narrante di questa memorabile lirica, narcisista come l'autore, si comincia a guardare intorno (Per quel che mi riguarda sei un continente obliato. Per quel che ho visto in fondo mi è piaciuto). Dipingerà altre volte, Godano, la fine dell'amore, specialmente nell'album Uno (2007). Nel brano 111 il percorso amoroso finisce addirittura con un delitto domestico, mentre nel brano che dà il nome all'album scrive un pregnissimo epitaffio (Non ho mai cessato di amarti ma non riesco a baciare la tua faccia: semplice e ineluttabile come un'addizione). Skin e la sua sensualità nobilitano il duetto con tonalità – però – un filino troppo alte.


Killer / Baby K & Tiziano Ferro

Pubblicazione: 25 gennaio 2013
Album di provenienza: Una seria
Genere: pop
Etichetta: EMI
Produttore: Tiziano Ferro

Mestiere e civiltà digitale a ettolitri in questo duetto un po' fetish, in cui Tiziano Ferro e la Baby K, in rappresentanza dei rispettivi sessi, se le cantano di santa ragione. Protagonisti del video Tiziano Ferro, in un'epoca di cui anche i palati più snobbetti hanno imparato a cogliere la grandezza (vabbè che già Ivano Fossati nel 2009 aveva scritto per lui Indietro), Baby K (Claudia Nahum) e il produttore Michele Canova Iorfida. Quest'ultimo è una specie di Brian Eno della musica commerciale – spesso di buona qualità - italiana degli anni duemila e degli '10, con l'aspetto da laureato in ingegneria informatica e autore di brani, tra gli altri, di Jovanotti, Fabri Fibra e Giorgia. Il tutto, con una riservatezza che non avrebbe neanche un nerd ingegnere informatico. A Canova Iorfida Tiziano Ferro deve non solo la forza di Killer, ma pure la produzione di tutti i suoi album, che lo hanno trasformato dal'adolescente bulimico al cigno di Latina che conosciamo tutti e che un giorno scommettiamo conoscerà tutto il mondo. Più di Ramazzotti e pochissimo meno di Al Bano e Romina.

Ultima modifica il Martedì, 02 Febbraio 2016 15:45

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