Mercoledì, 23 Dicembre 2015 18:37

Brevinote e i doni di Natale: le canzoni matrijoska

di 
Ivan Graziani Ivan Graziani

La puntata natalizia di Brevinote rimanda a quelle canzoni che, plasticamente, funzionano come pacchi regalo, perché si scartano e hanno dentro altre canzoni, citate, ricordate e ritagliate. A infiocchettare i pacchi regalo quattro commesse di lusso: Carmen Consoli, Ivan Graziani, Dalla e Battiato. Tantauguri [dopo il pranzo di Natale leggi tutte le puntate di Brevinote].

L'ultimo bacio / Carmen Consoli

Pubblicazione: 2000
Album di provenienza: Stato di necessità
Genere: Pop
Etichetta: Polydor

La cantantessa scansa la batteria per qualche minuto, dando il primo segnale storico di svolta stilistica verso la tradizione di gran classe, con l'ingresso degli archi dell'Orchestra di Roma, anche se nei nostri cuori rimarrà sempre una meravigliosa e impietosa rock-star. Brano potentissimo e doloroso, in cui l'addio, così intenso e definitivo, sembra evocare non tanto un'ordinaria scissione amorosa, ma un lutto. Carmen cuce il legame con la tradizione attraverso le parole di Modugno, che innesta nel dialogo estremo. Il testo di Piove (Ciao ciao bambina) viene citato letteralmente nel passaggio "mille violini suonati dal vento", ma in tutto lo svolgimento lirico la canzone di Modugno è evocata, con la pioggia d'argento che paro paro scioglie le lacrime d'addio. Curiosamente, una decina d'anni appresso, Carmen ripeterà la stessa forma di omaggio a Modugno, inserendo la locuzione "la lontananza è come il vento" nel brano Col nome giusto. Bellino il video di Davide Marengo, con la Consoli che gira, come una specie di donna invisibile, vedendo senza essere vista, nel mezzo d'una festa tra i personaggi dell'Ultimo bacio film, quello in cui Muccino dirige un Accorsi rimbambito dalla biondezza di Martina Stella.


Lugano addio / Ivan Graziani

Pubblicazione: 1977
Genere: Rock
Etichetta: Numero Uno, ZPLN 34004

Ricordo d'amore tra giovanotto del sud di padre pescatore e giovanotta del nord di padre ex partigiano e professione attuale imprecisata. La scena rievocata si svolge con ogni probabilità al Nord, forse nel comasco (mio padre "quassù in montagna ha combattuto"), ma non in Svizzera, Paese che si guarda bene, come noto, dal mischiarsi in volgari storie di stermini, contraeree e partigiani. La giovanotta, nella bella rievocazione di Ivan Graziani, canta Lugano addio, o meglio Addio Lugano bella, canzone anarchica di fine '800, composta dall'avvocato anarchico Pietro Gori, rinchiuso in un carcere svizzero con l'accusa, infondata, di aver partecipato all'omicidio del Presidente della Repubblica Francese Sadi Carnot. Orgoglio abruzzese e teramano, al pari delle virtù e del profilo del Gran Sasso, Ivan Graziani sferra con Lugano Addio un bel colpo, che lo renderà apprezzato e popolare; giocherà a suo favore l'abilità di Antonello Venditti, che dell'album che contiene Lugano Addio è produttore, che declina verso la fruibilità commerciale il cantautore più tecnico e rock della nidiata anni '70.


Caruso / Lucio Dalla

Genere: Musica d'autore / Canzone napoletana
Pubblicazione: Incisione DallAmeriCaruso
Data: 1986
Etichetta: RCA Italiana

Nella storia del cinema e della musica ricorrono casi di distonie dialettali tra attori o cantanti e i personaggi da loro interpretati. Per esempio, il Celentano romanesco di Corbucci che nel 1971 interpretò Er più der borgo con la credibilità con cui Dan Peterson potrebbe leggere Dante, oppure Ciccio Ingrassia romagnolo col suo celebre Voglio una donna!! di Amarcord. Dalla nel 1986 viene folgorato, nel suo naturale percorso materialista, progressista e bolognese, da un'incomprensibile vocazione per la lirica partenopea, che lo scaraventò in pochi mesi dal Pantheon del cantautorato ottimista e di sinistra a quello Urbi et Orbi, di gradimento a Papi, Pavarotti, Presidenti e Pippi Baudi.
Tradisce le proprie origini, Dalla, quando, improvvisandosi napoletano, non raddoppia le b in te vojo bene assaje, o addirittura le v di che scioglie il sangue 'rint e vvene saje. La storia indulgerà a queste imperfezioni, e Caruso sarà venduto in nove milioni di copie in tutto il mondo, che è come se tutti gli austriaci, compresi neonati e agenti finanziari, possedessero il disco. La canzone, tra gli altri, fece la fortuna dei proprietari dell'Hotel Vittoria (500 euro circa a stanza) di Sorrento, Hotel che ospitò il tenore Enrico Caruso poco prima della morte, e una sessantina d'anni dopo Lucio Dalla, approdato a Sorrento, narra la leggenda, per via di un guasto alla sua imbarcazione. Se volete fare gli sboroni, e provare più o meno le stesse emozioni di Caruso e Dalla, vi giriamo le sensazioni di un viaggiatore a caso da Trip Advisor: "Albergo ricco di storia con ottima cantina e ristorante ho soggiornato nella suite caruso bellissima e con un favoloso terrazzo sul golfo di Sorrento, molto belli gli ambienti c'è anche un bel giardino con piscina e spa con percorsi di coppia". La terrazza della suite Caruso, secondo la leggenda, ispirò Dalla, che rievoca un amore sfortunato del tenore per una ragazza cui dava lezioni di canto. La trama melodica e testuale è fortemente ispirata da Dicitencello vuje, ed anzi in alcuni passaggi Caruso ne è proprio la riedizione. Dicitencello vuje si apre proprio con A voglio bene... 'a voglio bene assaje!, e l'amore viene definito come una passione cchiù ffort'e'na catena. Tutti si aspetterebbero, a questo punto, che il brano fosse uno dei cavalli di battaglia di Enrico Caruso. E invece no, Caruso morì nel 1921, Dicitencello vuje fu scritta nel 1930.


Cuccurucucù / Franco Battiato

Pubblicazione: 1981
Genere: Pop / Pop rock / New wave
Etichetta: EMI Italiana

Per evitare volgari noie di tipo legale o per un puntiglio distintivo, Battiato inserisce nell'album La voce del padrone, il secondo album più bello della storia italiana secondo la rivista Rolling Stone dietro Bollicine di Vasco Rossi (!), Cuccurucucù e non Cuccurucucù Paloma, come molti di voi penseranno. L'operazione è formalmente unica: il più grande genio mistico-pop dell'Eurasia non copia, non cita semplicemente, ma battezza una delle perle della voce del padrone col titolo di un altro brano, di cui traspone fedelmente nel ritornello il "Cuccurucucù Paloma, ajajajajaj cantava". Il brano trasposto è appunto Cuccurucucù Paloma, canzone messicana del 1954 composta dal cantautore Tomas Mendez e più volte saccheggiata a scopi cinematografici; Almodovar la farà cantare in Parla con lei niente popò di meno che da Caetano Veloso, in una straziante versione acustica con contrabbasso, chitarra e violoncello. Cuccurucucù è una leggera e densa carrellata di ricordi di un'adolescenza dispiegata negli anni '60, con innesti colti (I profughi afghani e le gesta erotiche di Squaw "pelle di luna") messi un po' a casaccio e appiccicati al nostro immaginario come edera all'olmo. Nella splendida carrellata compaiono come comparse qualificate, in ordine di apparizione, Milva (Il mare nel cassetto), Mina (Le mille bolle blu), Gianni Mascolo (Da quando sei andata via), Nicola Di Bari (Il mondo è grigio il mondo è blu), Beatles (Lady Madonna e With a little help from my friends), Rolling Stones (Ruby Tuesday), Chubby Checker o Peppino di Capri (Let's twist again), Bob Dylan (Once upon a time you dressed so fine... like a rolling stone, ma anche Just like a woman, trasformata per l'occasione in Like just a woman, va a capire perché).

 

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Dicembre 2015 19:13

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