Mercoledì, 23 Dicembre 2015 15:16

Quando una strada muore

di 

Gran Sasso, fine estate 2013, esterno pomeriggio. Sotto un cielo che sembra una colata di piombo fuso, una decina di Harley-Davidson d'epoca si inerpicano sulla Strada Regionale 17 bis/C, direzione Campo Imperatore. Doveva essere un'estate così quando da qualche parte qualcuno, senza sapere che quelle parole sarebbero state tramandate in eterno senza sprecare una sola goccia d'inchiostro, ha pronunciato per primo la frase "a L'Aquila ci fanno undici mesi di freddo e uno di fresco".

Le vecchie moto americane si arrampicano, asmatiche, sulle rocciose altezze, sfruttando un nastro d'asfalto più simile a cemento che a bitume. Un colore incerto tra il verde e il blu, nessuna buca, qualche irregolarità. Non viene riasfaltato da chissà quando. Il tempo, le intemperie, gli inverni severi lo hanno uniformato al paesaggio. Eppure quel tratto è peculiare, non fosse altro per una ragione sola: è dove una lunghissima strada va a morire. Nell'immaginario del viaggiatore le strade non muoiono mai, collegano l'universo.

Confluiscono, si immergono in altre, vengono assorbite, inghiottite, ricoperte, diventano autostrade ma in qualche modo proseguono all'infinito. Questa strada finisce. Qualcuno potrebbe piazzare sul piazzale antistante il fatiscente Albergo Campo Imperatore, opera razionalista dell'architetto Vittorio Bonadè Bottino, già luogo di prigionia di un tiranno decaduto, il fatidico cartello "FINE". Se non fosse che in realtà, almeno idealmente da qui si possono agevolmente raggiungere le stelle, vista la presenza di un osservatorio astronomico. Filosoficamente infinita, ma nei fatti destinata a morire qui, la 17 bis/C è un'estrema diramazione della strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica, cantata da Guccini, percorsa dagli avi, quando ancora era sentiero, con pecore al seguito alla volta del Tavoliere, una delle più lunghe ed affascinanti arterie d’Italia: unisce Foggia a L'Aquila dipanandosi su 320 km e qui viene a spegnersi. Le dieci vecchie Harley raggiungono il piazzale tossicchiando un po', si avviano a pedale, qualcuna ha fatto la guerra, qualcun'altra stava in America mentre sparavano a Kennedy, sicuramente tutte hanno il doppio o il triplo degli anni di chi le guida.

Attraverso infinite strade, strade non chiuse al traffico, sono giunte qui, dando poco fastidio e inquinando una sciocchezza. Chi conosce l'ABC dei motori endotermici, sa che qualsiasi vecchia moto euro 0 inquina meno di un'auto euro 4. Ma non sono nozioni che interessano a un consigliere comunale. I dieci biker scendono, si guardano intorno, soprassiedono benevolmente - per non offendere gli ospiti - sulle grandi porzioni di vernice rosso mattone che si staccano dalle pareti dell'albergo di cui sopra, e lasciano che lo stupore prenda il sopravvento. Qui, dove una strada che ha fatto la storia del paese viene a morire, c'è il paradiso dei motociclisti. Qui giungono da tutta Europa per vedere dove decollò il Fieseler Fi 156 "Storch" o banalmente per mangiare arrosticini guardando la conca aquilana dal balcone più alto che c'è. Eppure, cieco senza essere di saperlo, una mattina un burocrate si sveglia, ed elabora un pensiero inutile: bisogna piazzare veramente l'ipotetico cartello ma molto prima del piazzale e chiudere la strada, "perchè le moto inquinano". Un ragionamento pigro e capzioso che ricorda provvedimenti amministrativi da prima Repubblica, quando si tassavano le auto contando il numero delle marce e non il reale valore dell'auto. Così le Ferrari negli anni Novanta non pagavano tasse di lusso, e le Panda 4X4 sì.

Le moto inquinano non per dato analitico, ma per definizione. Per definizione, bisogna ricordarlo, i nomi si trasformano in cliché. Le moto diventano pericolose, i motociclisti quindi non sono più turisti, e il problema in alternativa si potrebbe risolvere con un costoso ecopass. Magari al giusto prezzo, anche l'inquinamento diventa giusto.

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Dicembre 2015 15:41

Articoli correlati (da tag)

  • La gang del motocross
    Qualche giorno fa, grazie a una rapida rassegna delle notizie online, ho scoperto che la popolazione di Scoppito è in…
  • Brutti, sporchi e gentili
    Già alla fine degli anni Novanta l'Esercito Italiano, delle motociclette, non sapeva che farsene. All'inizio della primavera del '94, insieme…
  • Hai voluto la bicicletta?
    Provate ad immaginare uno spot televisivo in cui la Fir (Federazione italiana rugby), per promuovere l'immagine della nostra nazionale al…
  • Mettetevi in moto
    Appena quattordicenne, durante i mesi del catechismo che mi stavano preparando alla comunione, mentii spudoratamente a mia madre sui miei…
  • Non è vero ma ci credo
    Alla fine di una settimana che ci è parsa lunga un mese, la prima verità ce la racconta César, un…
Chiudi