Mercoledì, 09 Dicembre 2015 14:07

24 ore in piazza a difesa della democrazia: l’Argentina con le Madres de Plaza de Mayo

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Erano dieci anni che le Madres de Plaza de Mayo non convocavano una Marcia della Resistenza.

Esattamente dal 26 gennaio 2006 quando Hebe de Bonafini, presidenta dell’Asociación Madres de Plaza de Mayo, dalla piazza e indicando il palazzo presidenziale di Buenos Aires, esclamò: «Il nemico non abita più qui!».

Sì, perché i nemici dal 1976 sono stati i dittatori di turno e i presidenti democraticamente eletti che si sono avvicendati alla guida dei governi. Nemici i primi, perché hanno fatto sparire i loro figli, una intera generazione di giovani impegnati nella politica, nella cultura e nel sociale; nemici i secondi, perché hanno coperto i crimini e i massacri della dittatura con “leggi del perdono”, amnistie varie e una politica economica e sociale criminale.

Invece il nemico che non abitava più nella Casa Rosada era Néstor Kirchner, presidente progressista argentino venuto dal sud del paese per convincere il popolo, e le Madres stesse, che una politica dei diritti umani era davvero possibile. Dopo i primi anni “di prova”, in cui ha davvero messo in atto una serie di azioni che puntavano alla riapertura dei processi, alla scoperta della verità e al raggiungimento della giustizia per gli anni della dittatura, tutte le organizzazioni per i diritti umani si sono fidate: non era più necessario marciare in piazza per 24 ore. Oggi, invece, torna ad essere importante.

La Marcia della Resistenza è una marcia ideata dalle Madres de Plaza de Mayo nel pieno della dittatura. La prima risale al 10 dicembre 1981 (34 anni fa!) ed è nata come prosecuzione – per un giorno intero – della tradizionale marcia del giovedì in Plaza de Mayo durante la quale le madri dei desaparecidos, sin dal 1977, chiedono la ricomparsa in vita dei propri figli. Simbolicamente rappresenta una forma di resistenza fisica, corporea alla dittatura (e ai successivi governi “democratici”) attraverso l’occupazione della piazza allegoria del potere politico, economico ed ecclesiale dell’Argentina per un giorno intero. Sulla Plaza de Mayo, infatti, attorno al monumento al patriota Belgrano e alla piramide di Mayo, si affacciano il Palazzo del Governo, il Ministero dell’Economia e la Cattedrale di Buenos Aires. Ogni Marcia della Resistenza, nella storia, ha avuto un proprio slogan che ha richiamato migliaia di persone attorno alle Madres e ha tracciato la linea politica ed etica che oggi caratterizza queste “madri coraggio”.

A distanza di dieci anni dall’ultima marcia oggi si è reso necessario convocarla nuovamente il 10 dicembre, Giornata Internazionale per i Diritti Umani. Motivo? L’Argentina sta vivendo un momento storico di transizione: dopo più di un decennio di governo kirchnerista, molto vicino ai diritti umani e al ristabilimento della giustizia, la guida del paese è passata ad un nuovo Presidente, Mauricio Macri, molto celebrato dai nostri media per via delle sue origini calabresi. Con tutto il suo nascente governo, Macri sembra essere più attento alla difesa dei “poteri forti”, delle grandi imprese, degli agrari, dei “fondi avvoltoi”, delle privatizzazioni e dell’austerità: essenze di una politica liberista di stampo menemista che in passato ha portato l’Argentina al default del 2001-2002. Da più parti (società civile e quotidiani) si sono già alzate richieste e appelli per bloccare i processi in corso contro i responsabili della dittatura e per annullare alcune leggi che hanno reso l’Argentina uno dei paesi più avanzati al mondo (Legge sui media e Legge sui matrimoni civili). In sintesi un vero cambio di epoca e di approccio per il paese e tutto il Latinoamerica.

Le ragioni dell’appello delle Madres de Plaza de Mayo stanno tutte qui: parola d’ordine della giornata sarà “Non un passo indietro. Resistere è combattere”. Nel video di lancio della manifestazione tutte le Madres elencano i motivi della convocazione: «Per i nostri figli, per tutte le conquiste raggiunte negli anni con la nostra lotta, per la democrazia, la memoria e la giustizia, per il futuro di tutte e tutti». Sarà una grande giornata di impegno, resistenza e amore, per i propri figli, per i trentamila desaparecidos e per tutto il popolo argentino.

È un segnale di amore esemplare che le Madres lanciano a tutta l’umanità: mai un passo indietro da 39 anni! E il prossimo 10 dicembre, nel giorno dell’insediamento del nuovo Presidente democraticamente eletto, saranno in piazza per 24 ore – insieme ad altre migliaia di persone, soprattutto giovani – nonostante l’età molto avanzata (la media età delle Madres è 85 anni!). Questo è l’insegnamento più grande, concreto e vivo che possono lanciare alle giovani generazioni di tutto il mondo, Italia compresa. 

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Dicembre 2015 14:15

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